ArtLine
Arte pubblica nel cuore di CityLife

ArtLine Milano è il progetto di arte contemporanea a cielo aperto all’interno del parco di CityLife.
Nato nel 2014 su iniziativa del Comune di Milano, è curato da Roberto Pinto. Il percorso ospita 19 opere site-specific di artisti internazionali, tra cui Riccardo Benassi, Shilpa Gupta, Alfredo Jaar, Kiki Smith e Jeremy Deller. Otto di queste installazioni sono state selezionate tramite un concorso internazionale per artisti under 40. ArtLine è un museo a cielo aperto sempre accessibile, che trasforma il parco in un luogo di dialogo tra arte e città.
Atrio dello sguardo sul futuro di Mario Airò
Atrio dello sguardo sul futuro è una scultura ipogea ispirata al cosiddetto "Fegato di Piacenza" o fegato etrusco (risalente al II-I secolo a.C.). L'opera consiste in una stanza ipogea il cui soffitto interno è realizzato in resina bianca, sormontato da una cupola esterna realizzata in bronzo.
Il fegato etrusco nell'opera di Airò rovescia il modo tradizionale di intendere questo oggetto divinatorio, proponendolo allo spettatore come un soffitto, che coincide con la volta celeste.


Beso di Wilfredo Prieto
Ogni cosa può avere un lato meraviglioso e Wilfredo Prieto lo sa. L’artista cubano è abituato a utilizzare oggetti comuni, che sono sotto gli occhi di tutti, per creare metafore evocative.
Ne è un esempio l’opera che ha creato per il parco di CityLife: si tratta di due massi, posti uno accanto all’altro, che si toccano in un unico punto. L’aspetto che rivoluziona completamente il modo di guardare alle due rocce sta nel titolo: Beso. Improvvisamente emerge il significato di quell’unico punto di tangenza fra le due gigantesche pietre: simula l’atto di un bacio.
L’idea è quella di portare nel cuore di Milano le pietre individuate dall’artista nel corso di lunghe ricerche in montagna, ponendo così in dialogo l’area con luoghi più selvaggi e incontaminati.


Cieli di Belloveso di Matteo Rubbi
Scienza, arte, natura e performance sono i punti cardinali intorno ai quali si sviluppa l’arte di Matteo Rubbi. Opere in cui lo spettatore è invitato a cercare e collegare gli indizi disseminati qua e là: spunti di riflessione per comprendere la società e il proprio ruolo all’interno di essa.
L’opera Cieli di Belloveso non è da meno: l’artista ha incastonato in piazza Burri oltre 100 stelle di pietra riproducendo in tal modo il cielo della primavera del 600 a. C., data in cui la leggenda narra sia stata fondata Milano.
Spostare le stelle sulla terra ci ricorda che l’inquinamento luminoso ha cancellato l’oscurità, ed è quindi importante fare nostro il messaggio di sostenibilità promosso da CityLife e tornare “a riveder le stelle”, come diceva qualcuno.


City lights di Elisabetta Benassi
Un circolo di alti pali metallici, quindici grandi insegne al neon multicolori, un grande mazzo di fiori luminosi posto al centro del nuovo quartiere
CityLife, sorto dove un tempo si aprivano i cancelli della Fiera Campionaria di Milano.
Su ciascun palo appaiono, illuminate nelle ore notturne, tre insegne di imprese, loghi, marchi di fabbrica, aziende che hanno fatto la storia economica, sociale e culturale di Milano e che da tempo hanno chiuso i battenti.
Con i loro stili tutti diversi, i loro colori e le loro forme che testimoniano i mutamenti del gusto e della sensibilità collettiva, le insegne tracciano la storia di una città che, a partire dall’Unità d’Italia, ha sempre pensato se stessa come l’epicentro dell’economia e del rinnovamento di tutto il paese.
La modernità italiana riappare così sotto forma di una fantasmagoria luminosa e festiva, un “faro” urbano che al tempo stesso dialoga a distanza con le costruzioni del nuovo quartiere, in particolare con le sue tre iconiche torri, e si offre al passante per una visione ravvicinata, una sosta, un pensiero inatteso.


Coloris di Pascale Marthine Tayou
L’installazione Coloris, opera dell’artista camerunese e belga d’adozione Pascale Marthine Tayou, vuole esplorare attraverso il linguaggio universale del colore il tema dell’identità culturale.
Con la sua arte, Tayou approccia diversi media, attraverso cui analizza il complesso tema della circolazione di oggetti, idee e persone nel mondo. L’installazione che ha realizzato all’interno del parco è composta da una pavimentazione in calcestruzzo raffigurante il planisfero terrestre, su cui sono piantati un centinaio di pali metallici colorati e di altezze diverse, dai sei ai dodici metri, sulla cui sommità è posto un uovo.
Un villaggio globale dai confini indefiniti, gioioso e allegro, che ha il compito di custodire un equilibrio facile da spezzare e importante da conservare.


Come fare? di Rossella Biscotti
Come fare? è strutturata in cinque isole, realizzate con mattoni e cemento in relazione tra loro.
Un'installazione che, attraverso l'utilizzo di strutture modulari ispirate alla storia recente della sperimentazione architettonica, della pedagogia e del design radicale, ricompone un agglomerato urbano in miniatura che il visitatore può attraversare, innescando un percorso esperienzale e percettivo.


Daily Desiderio di Riccardo Benassi
Nello studio berlinese di Riccardo Benassi si sperimentano tutte le forme espressive possibili, purché permettano all’artista cremonese di esplorare la vita dell’uomo contemporaneo nella metropoli e il rapporto fra essere umano e tecnica.
L’opera creata per ArtLine Milano è un esempio dello stretto legame che unisce vita e tecnologia nella nostra società: realizzata in alluminio verniciato, ricorda gli schermi presenti accanto alle fermate di bus e tram. Sullo schermo LED, posto in cima alla struttura, Benassi pubblicherà un messaggio al giorno usando un sistema di broadcasting remoto, a partire dalla data di inaugurazione dell’opera fino alla sua morte.
Quando Benassi morirà, i messaggi ricominceranno e continueranno eternamente in loop.


Filemone e Bauci di Ornaghi & Prestinari
Ornaghi & Prestinari lavorano insieme dal 2009 e approcciano diversi campi dell’arte: installazioni, sculture e persino ricamo.
La loro visione estetica riesce a portare poesia e delicatezza in ognuna delle opere realizzate, spesso fatte con oggetti d’uso comune.
Il titolo della scultura, selezionata da ArtLine Milano, riprende l’omonimo mito greco che racconta di una coppia di coniugi, Filemone e Bauci, che diede ospitalità a Zeus. Il Dio li ricompensò proponendo di esaudire un loro desiderio ed essi chiesero di poter invecchiare e morire insieme.
Le due colonne, una accanto all’altra, che da certe angolature sembrano tenersi a braccetto facendosi forza a vicenda, sono per Ornaghi & Prestinari l’interpretazione del dialogo tra passato, presente e futuro.


Guardianie di Kiki Smith
Guardiane sono due sculture in bronzo, raffiguranti due gatte, collocate a breve distanza l'uno dall'altra. La loro dimensione ricorda le Sfingi o i grandi animali totemici posti a protezione benevola dell'umanità.
Con quest'opera, l'artista denuncia come i gatti, animali amatissimi dall'uomo, siano condensati, al pari di molte altre creature viventi, un disagio per le città moderne: la loro varietà genetica, a causa dell'incuria, delle malattie e della distruzione dei loro organi riproduttivi, è a rischio estinzione.


Hand And Foot di Judith Hopf
Judith Hopf è un’artista tedesca, classe 1969, che ama utilizzare diversi linguaggi artistici. Nella sua ricerca si è confrontata con vari media come la grafica, la scultura, l’installazione, il film e la performance.
Per il parco ha creato l’opera Hand and Foot composta, come suggerisce il nome, da un piede ancorato a terra e da una mano aperta a mimare un saluto. In linea con il suo linguaggio stilistico che predilige materiali semplici e di uso comune, la Hopf ha scelto per le due opere i mattoni; in questo caso, modellati appositamente dalla storica Fornace Artistica Riva.
La scelta del materiale non è causale ma volta a stimolare il dialogo fra le opere e l’architettura, protagonista indiscussa di CityLife. La mano e il piede sorgono a pochi metri di distanza l’una dall’altro.


New Times for Other Ideas New Ideas for Other Times di Maurizio Nannucci
Le grandi scritte al neon dell’artista Maurizio Nannucci sono ormai visibili anche in CityLife. Le frasi New Times for Other Ideas – New Ideas for Other Times, composte da un filo di neon blu o rosso a seconda del lato di CityOval in cui si trovano, interpellano residenti e passanti.
L’artista che da anni lavora sulle relazioni tra immagini e linguaggio utilizzando diversi media, dal 1967 predilige i tubi di neon di grande formato. L’installazione su CityOval, l’edificio storico restaurato in occasione degli interventi di riqualifica dell’area dell’ex Fiera Campionaria, fa parte del concept; le frasi infatti legano passato e futuro, invitando alla riflessione su come il cambiamento, le nuove idee interagiscono con la storia.


Octospider di Jeremy Deller
Octospider è un animale immaginario, in parte ragno e in parte polipo, che si erge fino a circa otto metri dal suolo. Realizzata anche con decori sulla pavimentazione e arredi ideati dall'artista, l'opera può essere fruita dai bambini come un vero e proprio parco giochi o semplicemente ammirata quale dispositivo in grado di creare relazioni tra i frequentatori del parco.


Padiglione rosso di Alfredo Jaar
Padiglione Rosso è uno spazio cubico di circa 6 metri di lato. L'artista ha creato questo luogo per accogliere il visitatore e proporgli una visione alternativa del contesto di CityLife.
La prospettiva proposta da Jaar può anche essere letta come evocazione del tramonto delle utopie rivoluzionarie ottocentesche e novecentesche i cui principi sono stati una spinta importante nella trasformazione democratica della società.


Palco dell'Estinzione di Adelita Husni-Bey
Il Palco dell'Estinzione è una struttura che si configura come una piattaforma su due livelli che evoca una formazione geologica, la cui superficie è ricoperta da disegni di bambini prodotti durante un workshop a testimonizanza, per i posteri, dell'estinzione del genere umano.
Il palco può essere usato per concerti di piccoli gruppi, incontri, seminari e performance.


Rudere di Adrian Paci
Rosoni gotici, marmi bicromi delle chiese romaniche, l’archetipo della casa: queste e altre suggestioni si incontrano nell’opera di Adrian Paci per CityLife, Rudere, che spicca per il contrasto con la verticalità delle torri.
Si tratta di una casetta in cemento che, come un rudere, manca di tetto e di una parete. Le facciate sono decorate con mosaici che riprendono il motivo dei centrini all’uncinetto e i già citati rosoni delle cattedrali.
Questa piccola casetta non è abitata da esseri umani ma da piante scelte dall’artista per la loro simbologia: il cipresso rimanda all’eternità, il caco alla virtù, il melograno all’amore misericordioso e il fico alla fertilità. La presenza della vegetazione nell’architettura richiama il rapporto tra uomo e natura, che interessa le ultime ricerche dell’artista.


Senza titolo (Non vedo, non sento, non parlo) di Shilpa Gupta
Senza titolo (Non vedo, non sento, non parlo) è una serie di opere che si rifanno alla massima giapponese delle Tre scimmie sagge, portata in auge in India da Mahatma Gandhi. Shilpa Gupta vide per la prima volta la fotografia della scultura delle tre scimmie donata a Ghandi in un libro di testo, e l’immagine le è rimasta impressa per molto tempo. In questo corpus di opere in fieri, esposto per la prima volta nel 2006, Gupta rappresenta i suoi protagonisti, adulti e bambini, con gli arti intrecciati, mentre si bloccano o impediscono a vicenda la possibilità di vedere, udire o parlare.
Il proverbiale motto delle Tre scimmie sagge – “non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male”, che in origine voleva insegnare
alle persone il buon pensiero, la buona parola e le buone azioni – qui è capovolto per descrivere una società contemporanea che ignora volontariamente e opportunamente la verità, la violenza e l’ingiustizia.


Sundown di Liliana Moro
Sundown è composta da 30 sedie realizzate in bronzo, da un elemento scultoreo in metallo di colore giallo simile a una tenda e da un diffusore acustico, a forma di tromba, che trasmette in tempo reale i programmi di Rai Radio 3.
Un segnale acustico che si sovrappone alla radio abbassandola, ci richiamerà ad assistere al giornaliero spettacolo naturale del transito dal giorno alla notte. L'ora del tramonto diventa, dunque, un dispositivo per condividere una trasformazione quotidiana e l'opera il luogo d'incontro per fare questa esperienza.


Vedovelle e Draghi Verdi di Serena Vestrucci
Serena Vestrucci interviene sul reale in maniera delicata, apportando modifiche che, a un primo sguardo, non saltano all’occhio.
L’opera d’arte, creata per ArtLine Milano, mostra il peculiare approccio di quest’artista nostrana, classe 1986: qui dove tutto è nuovo, la Vestrucci ha scelto di lavorare sulle fontanelle, dette anche “vedovelle” per via del continuo scorrere dell’acqua che ricorda il pianto inconsolabile di una vedova, o “draghi verdi” in riferimento a questa loro tipica bocchetta a forma di testa di drago.
L’artista ha creato dieci nuovi bocchelli, tutti diversi, per le fontanelle presenti nel parco di CityLife: ogni vedovella diventa così un esemplare unico, ma anche una chicca che gratificherà solo chi sa guardare con attenzione e prestare attenzione ai dettagli.


Where Strata Gather di Otobong Nkanga
Where Strata Gather si compone di cinque sculture, realizzate con elementi naturali come pietra, marmo e argilla (materiali provenienti dal nord della Lombardia) e collegate tra loro da tubi di acciaio.
Come può l'opera fare riferimento agli strati invisibili sotto i nostri piedi? L'opera utilizza materiali che caratterizzano la composizione geologica della regione, in questo modo l'artista ci ricorda gli strati nascosti del sottosuolo.
Le sculture riflettono sulla relazione tra il materiale grezzo e le possibili trasformazioni a cui possono dar vita.

